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CUBISMO
e FAUVISME I pittori fauves (Matisse, Braque, Rouault, Dufy, Derain) ribaltarono l’esperienza degli impressionisti: se questi ricavavano impressioni dalla realtà che poi rendevano pittoricamente, questi esprimevano la realtà stessa sulla tela, una realtà più interiore, fatta di emozioni. Quindi il quadro del fauve è il risultato del materializzarsi della realtà emozionale, attraverso il colore che è sempre acceso e selvaggio. L’emozione cardine del fauvisme è la gioia di vivere (Joie de vivre è il titolo di uno dei più bei dipinti di Matisse) ma una gioia di vivere oggetto e strumento di ricerca artistica finisce con l’essere una finzione specie nel rapporto quotidiano del ventesimo secolo in rapida e continua evoluzione. Così il movimento fauve vive un’intensa ma breve stagione (1905-1907) per poi finire sia a causa delle sue contraddizioni, sia dal cedere sotto l’incalzante arrivo del nuovo movimento cubista.
IL CUBISMO Questo movimento nasce dall’incontro fra Picasso e l’ex fauve Braque ed opera il processo inverso del movimento precedente: al centro c’è la ricerca strutturale, l’esame dell’oggetto, mentre il colore diventa un elemento quasi accessorio, non a caso, molto spesso i dipinti cubisti sono monocromatici Picasso diceva di sé che dipingeva come pensava e non come vedeva, il punto di partenza in questo caso non è più l’emozione e la gioia di vivere, ma l’esigenza di una intensa razionalità da spingere l’indagine fin dentro l’oggetto… fino alla ricerca delle sue componenti e delle sue relazioni geometriche e volumetriche… fino ad individuarne la struttura vera e propria.
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